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Città di Sora

VIVI SORA 2013: gli appuntamenti in programma domenica 14 luglio

        locandina gospel

 Una domenica ricca di appuntamenti. Il 14 luglio riserva interessanti eventi nell’ambito del cartellone di “VIVI SORA 2013”, promosso dall’Assessore alle Politiche Culturali Andrea Petricca.

Domenica 14 si terrà la gara di ciclismo 20° Memorial Riccardo Porreta. L’evento è organizzato dall’A.S.D. Ciclisti Sorani. Il ritrovo dei partecipanti è previsto per le ore 8.00, in viale San Domenico, presso Eni Cafè (ex distributore Agip). Le iscrizioni saranno aperte la mattina stessa della gara. Per informazioni è possibile chiamare il numero 0776-831077 o scrivere una e-mail a ciociarissima@libero.it.

Alle ore 21.00, in Piazza Santa Restituta, è di scena il “E’ tempo di Gospel: Canti di gioia e di dolore…di speranza!”, un emozionante concerto a cura della Chiesa Evangelica A.D.I di Sora, in collaborazione con la Pro Loco.

La formazione Gospel giovanile eseguirà canti di gioia, dolore, felicità e sofferenza ma, soprattutto, di speranza in Dio.

Il Gospel non è solo un rituale afro-americano, intenso come un grido liberatorio, come cantilene salvifiche intonate da lavoratori e lavoratrici piegati su campi di cotone del Sud degli Stati Uniti, dove evoca immagini, profumi e sapori passati. È vivere ogni giorno la necessità di condividere i messaggi e i valori che dall’origine questi canti hanno sempre espresso, con semplicità, ricchezza e profondità. Il Gospel in chiave giovanile è formato da musica con sonorità moderne. Nel corso del concerto le brevi presentazioni dei brani tratteranno la storicità e la spiritualità del Gospel, rievocheranno sensazioni, ricordi e atmosfere lontane, ricreando l’anima del vero messaggio di questa forma musicale.

Spirituals e Gospel

Cenni storici e riflessioni

“E cosa credi che fossero gli spirituals, il blues e tutto il resto, se non il nostro inno, la nostra lode al Signore? E come credi che allora avrebbero potuto resistere i negri delle piantagioni senza di Lui, senza la fede, senza la speranza in Lui?”.

Basterebbe questa frase di Louis Armstrong per comprendere come il Gospel non sia solo un genere musicale, ma rappresenti un’importante pagina nella storia degli uomini, che ha avuto ripercussioni significative dal punto di vista religioso, musicale e sociale.

La musica nera è una musica di unità, che unisce la gioia e la tristezza, l’amore e l’odio, la fede e la disperazione di un popolo, che nella sua difficile condizione sociale, ha trovato nella musica e nella fede la forza per sopravvivere.

Il Gospel come tutti lo conosciamo è un canto di gioia, ma affonda le sue radici nella profonda sofferenza degli schiavi d’America del 1700. Immaginiamo migliaia di uomini in catene, strappati dalla loro terra e scaricati come merci sulle spiagge, dopo un lungo ed estenuante viaggio, nel quale molti trovano la morte. Immaginiamo uomini umiliati e resi schiavi, privati della dignità e della libertà, ma non della speranza racchiusa nei loro cuori, né della loro storia e della loro identità.

La musica accompagna gli schiavi durante le fatiche del lavoro nei campi: nascono così le Work Songs, o canti di lavoro, che narrano le monotone attività lavorative e la difficile condizione sociale degli schiavi.

Le origini del Gospel

Durante i secoli XVII e XVIII, quando i Neri dal continente africano furono portati in schiavitù al di là dell’Atlantico, a lavorare nelle piantagioni di cotone degli Stati Uniti meridionali, la loro musica li accompagnava spesso durante il giorno e, per alleviare la fatica, nacquero le plantation songs da cui derivarono i work songs e i calls, canti che, oltre a servire per comunicare tra loro, descrivevano la loro vita giornaliera nei campi. Quando, in seguito, i predicatori battisti e metodisti venuti dall’ Europa li convertirono al Cristianesimo, il messaggio dei predicatori trovò fertile terreno nella forte spiritualità dei neri e nella loro musica. Nacquero così gli Spirituals, canti religiosi derivati dagli inni inglesi ai quali essi aggiunsero i ritmi e i colori africani, o, se vogliamo, una rielaborazione in chiave cristiana della musica rituale africana.

Spirituals e Gospel

Cenni storici e riflessioni

“E cosa credi che fossero gli spirituals, il blues e tutto il resto, se non il nostro inno, la nostra lode al Signore? E come credi che allora avrebbero potuto resistere i negri delle piantagioni senza di Lui, senza la fede, senza la speranza in Lui?”. Basterebbe questa frase di Louis Armstrong per comprendere come il Gospel non sia solo un genere musicale, ma rappresenti un’importante pagina nella storia degli uomini, che ha avuto ripercussioni significative dal punto di vista religioso, musicale e sociale.

La musica nera è una musica di unità, che unisce la gioia e la tristezza, l’amore e l’odio, la fede e la disperazione di un popolo, che nella sua difficile condizione sociale, ha trovato nella musica e nella fede la forza per sopravvivere.

Il Gospel come tutti lo conosciamo è un canto di gioia, ma affonda le sue radici nella profonda sofferenza degli schiavi d’America del 1700. Immaginiamo migliaia di uomini in catene, strappati dalla loro terra e scaricati come merci sulle spiagge, dopo un lungo ed estenuante viaggio, nel quale molti trovano la morte. Immaginiamo uomini umiliati e resi schiavi, privati della dignità e della libertà, ma non della speranza racchiusa nei loro cuori, né della loro storia e della loro identità.

La musica accompagna gli schiavi durante le fatiche del lavoro nei campi: nascono così le Work Songs, o canti di lavoro, che narrano le monotone attività lavorative e la difficile condizione sociale degli schiavi.

Le origini del Gospel

Durante i secoli XVII e XVIII, quando i Neri dal continente africano furono portati in schiavitù al di là dell’Atlantico, a lavorare nelle piantagioni di cotone degli Stati Uniti meridionali, la loro musica li accompagnava spesso durante il giorno e, per alleviare la fatica, nacquero le plantation songs da cui derivarono i work songs e i calls, canti che, oltre a servire per comunicare tra loro, descrivevano la loro vita giornaliera nei campi. Quando, in seguito, i predicatori battisti e metodisti venuti dall’ Europa li convertirono al Cristianesimo, il messaggio dei predicatori trovò fertile terreno nella forte spiritualità dei neri e nella loro musica. Nacquero così gli Spirituals, canti religiosi derivati dagli inni inglesi ai quali essi aggiunsero i ritmi e i colori africani, o, se vogliamo, una rielaborazione in chiave cristiana della musica rituale africana.